Scena per scena

DESCRIZIONE ANALITICA DEL PRESEPE JESINO 2007

Esposto alla 24^ RASSEGNA INTERNAZIONALE DEI PRESEPI ALL’ARENA DI VERONA

LA STORIA DEL NATALE IN UNA SCENOGRAFIA DI UN SECOLO FA

La grande intuizione di Francesco a Greccio fu far rivivere fra le cose, gli ambienti ed i colori di casa, il mistero dell’Incarnazione del Verbo. I secoli successivi hanno fatto sperimentare ai cristiani il calore e la tenerezza di un evento così attualizzato.

E’ questa stessa premura che ha dettato la narrazione degli episodi del Natale nell’ambiente semplice ed operoso Jesino e Marchigiano di fine 800- inizio 900, con particolare attenzione a descrivere antichi mestieri e tradizioni.

Ecco allora come si dipana la storia narrata dal Presepe Jesino 2007.

SCENA PRIMA: FUORI LE MURA

Una donna al telaio, i cordari che trasformano la canapa in corde con i loro caratteristici strumenti; poi un muratore occupato in lavori di manutenzione delle mura; e poi alcuni zampognari ed alcuni pastori raggiungono e attraversano l’ambiente, annunciando il tempo di natale. Vengono a Jesi come se Jesi fosse Betlemme!

Fra di loro, sulla sinistra della scena, dietro alla casa con il telaio, una giovane lavandaia interagisce guardinga con un giovane ed aitante falegname. Quel falegname ha il 4° dito della mano sin parzialmente amputato; è una cosa molto comune fra i falegnami!

SCENA SECONDA: IL BORGO INDUSTRIALE

Sul fondo una filanda, una filandara che ne chiude il cancello, a destra del quale c’è  una bottega del sapone; più un ciabattino, un calderaio e, sulla strada, un giovane innamorato che si dichiara ad una sedarola, la giovane filandaia dei setifici jesini; al centro due mugnai ed un carrettiere con il tipico carro da trasporto d’inizio ‘900; sulla sinistra, su un marciapiede, davanti a dei  manifesti murali che annunciano un’opera teatrale e un editto delle autorità,  un cacciatore, in omaggio al presepe napoletano.

Davanti due scene: a sinistra Maria sconcertata dal messaggio dell’Angelo; è la stessa statua della lavandaia della prima scena, ma ora, dopo l’annunciazione, è coperta di azzurro e di rosso, come in tutti i dipinti rinascimentali italiani, e da questo momento in poi, nelle scene che seguiranno, sarà sempre vestita così.

A destra di questa scena infine, il sogno di Giuseppe che poi accoglie Maria nella sua bottega.

SCENA TERZA: IL MERCATO, IN UNA PIAZZOLA DENTRO LE MURA

A sinistra, davanti ad un al albergo, Giuseppe parla agitatamente con l’albergatore che ha negato il posto a Maria, la quale si torce per le doglie del parto; a destra una massaia prepara il pasto di Natale e, oltre la porta, in una cantina, un uomo travasa ed assaggia le delizie del vino.

Dietro e fra questi due quadri è tutto un affollamento di mercanti e di mercanzie, a terra o su tavoli o sui carri, con altre figure caratteristiche di inizio ‘900: un lumiere che controlla i lampioni, una suora che accompagna le orfanelle a comprare le caldarroste, un ubriaco che esce dalla cantina…

SCENA QUARTA: LA NATIVITA’

Dentro ad una stalla di legno e mura, fra mucche della razza marchigiana, un asino, una giovenca ed un  leone, un lupo ed un agnello ( i segni della pace messianica descritta dal profeta Isaia), fra alcunipastori accorsi,  Maria e Giuseppe venerano il bambino deposto sulla paglia dentro ad un “biroccio”, il caratteristico carro agricolo di lusso marchigiano. Tutt’attorno angeli e, sul lato sinistro, San Francesco, immancabile nei presepi della CJMP, perché è i primo Mastro Presepaio della Storia, e Madre Teresa di Calcutta, in rappresentanza di tutte le persone buone del Mondo.

Sul fondo infine l’arrivo dei magi e dei pastori.

SCENA QUINTA: L’ANNUNCIO AI PASTORI E L’ARRIVO DEI MAGI

È la stesa scena posteriore della natività, che vista da lato, presenta in primo piano l’annuncio dell’angelo ai pastori e, più in dietro, il corteo dei magi con i cammelli  lasciati sotto un pagliaio, fra gli animali da cortile.

SCENA SESTA: PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO E RE ERODE

Il racconto si fa simbolico e mistico: in una struttura di tempio romanico dove sono riprodotti 3 cimeli della millenaria tradizione cristiana della Vallesina, una ara pagana cristianizzata, un sarcofago e l’affresco di un angelo di inizio millennio, Giuseppe porta in braccio Gesù all’altare e Maria compie il rito della purificazione accompagnata dai genitori Gioacchino e Anna.

Davanti a loro il vecchio Simeone ringrazia Dio e profetizza a Maria la spada che le trafiggerà l’anima.

Appena più a destra, come raccontato dall’evangelista Matteo, re Erode con i Magi e saggi di Gerusalemme discute su dove deve nascere il Messia e medita la strage degli innocenti.

SCENA SETTIMA: LA FUGA IN EGITTO

Giuseppe carica Maria e Gesù sul suo asino e se ne va.

E’ l’Epifania “che tutte le feste porta via”. Su un tetto passa la Befana.

Mentre due ragazze ballano, due uomini suonano l’organetto e il cembalo chiedendo doni; cantano i canti della “Pasquella”

Dice il testo di uno di questi: “se ci date una pollastrella… basta che riempia la padella” ed ecco, in fondo Maria, con Gesù e sotto braccio a Giuseppe, che offre loro la pollastrella.