Presepe a San Savino 2021

La Confraternita Jesina dei Mastri Presepai è lieta d’annunciare la riapertura del presepe di San Savino in Jesi, trasformato e rinnovato per oltre metà rispetto alle edizioni precedenti.

Molte ore di lavoro nel periodo della pandemia hanno consentito di rielaborarlo in una maniera sorprendente, dettata da una condizione di necessità senza precedenti. 

Essendosi infatti dovuto recuperare e concentrare nello stesso ambiente di san Savino molto materiale presepistico dei decenni precedenti, a partire dal 1989, rimasto in deposito negli scantinati di piazza del Duomo, in assenza di spazio, i Mastri si sono domandati: e adesso che ne facciamo di tutta sta roba? molta la buttiamo in discarica? E dove e come ci metteremo a fare scene nuove?

Poi hanno avuto un’idea: non progettiamo nulla di novo, ma prendiamo il più possibile di quello che abbiamo già fatto negli anni precedenti trasformandolo e concentrandolo nelle scene che potrebbero venirne fuori.

Presa la decisione quindi di non buttare via ma di riciclare il più possibile, in un anno di lavoro, senza un progetto predefinito, è arrivato un risultato entusiasmante. 

Il presepe di san Savino tornerà dunque aperto, e lo sarà con il più rigoroso protocollo di prevenzione Covid, vale a dire rispetto delle regole per le visite negli ambienti di spettacolo o museali, accesso con green pass, modulato e dilazionato nel tempo.

I visitatori potranno percorrere a senso unico una quarantina di metri di itinerario, fra due ali di scene estese su 100 metri quadri con oltre 200 statue

Molti visitatori saranno più giovani delle parti in polistirolo presenti sule scene.

Un’altra conseguenza di questa impostazione: un conto è fare tutto da capo, un conto è selezionare ed assemblare. Quando si prende materiale già fatto i relativi autori si disperdono in 35 anni di storia della Confraternita, quindi considerando chi ha fatto questo o quel pezzo, anche se quest’anno sono bastate due o tre persone a fare il grosso della selezione e rielaborazione, sono stati certamente una trentina gli autori che in qualche modo hanno partecipato alla creazione delle statue e del materiale scenografico di questo presepe.

Con materiale ex novo sono stati aggiunti solo un metro quadrato di coppi e mezzo metro quadrato di muraglione. È poi cominciata una trasformazione elettrica verso l’uso di luci a led.

Il titolo?  Il presepe ha il nome Maràn atà, che significa “il Signore nostro viene!”

I settori saranno: 

  • il ricordo storico del Presepe di Greccio e dell’incontro fra Francesco e l’imperatore Federico (a tal proposito è stata una forza propulsiva la lettera apostolica di Papa Francesco dello scorso anno Admirabile signum, la cui lettura si addita a tutti i visitatori) 
  • le scene che raccontano secondo il vangelo la vera storia della nascita di Gesù
  • il Natale antico Jesino arricchito di scorci locali e scene quotidiane, di lavoro, di festa e di mercato in piazza e per le vie del centro storico antico e sotto logge e campanili
  • l’apoteosi della natività in una scenografia rurale, con presentazione delle immagini della pace Messianica tratte sia dal Profeta Isaia che dalla canzone napoletana “quanno nascette mimmo a Betlemme”: la nascita è avvolta infatti un ambente fiorito e laborioso; Giuseppe stesso mostra con una mano il Bambinello ai visitatori tenendo nell’altra non un bastone, ma un fiore di nardo. 
  • Come non mai alle scene partecipa una grande quantità di animali e di carri.
  • Molte anche le ambientazioni domestiche e lavorative.

L’ingresso ovviamente sarà gratuito. 

Quanto ai tempi e i modi di apertura si cercherà di diluirli nelle diverse ore del giorno favorendo già prima di Natale le visite dei gruppi parrocchiali di bambini guidati dai catechisti e accompagnati dai genitori e in seguito su prenotazione, anche nelle ore del mattino.